Ricordo la sorpresa durante la visione di “Estate violenta”, nell’agosto del ’98, proprio dopo una vacanza a Riccione. Il VHS registrato dal “Fuori Orario” del sabato dedicato a Valerio Zurlini, di cui conoscevo tutto tranne quella perla datata 1959, interpretata da un giovanissimo Jean Luis Trintignant e dalla splendida Eleonora Rossi Drago. Mia madre mi parlava di lei, della Mangano e della Bosè come rappresentanti di quella finezza e di quel fascino della donna italiana, immagine forse rovinata da certa volgarità di Gina Lollobrigida o della stessa Sofia Loren (non me ne vogliate, è solo un giudizio personale).
Io preferivo Eleonora Rossi Drago a tutte le altre, se non altro per il suo volto triste, frutto probabilmente di trascorsi difficili già a poco più di 20 anni, quando si presentò al concorso Miss Italia, sposata, separata e con una figlia a carico (fattore che le valse la squalifica).
La notarono tuttavia De Santis, Antonioni e Comencini, ma più di tutti Valerio Zurlini: il genio più incompreso del cinema italiano la scelse per “Estate violenta” ed il film le valse il Nastro d’argento come attrice protagonista.
Ma la sua fu una carriera breve, troppo breve, come quella dello stesso Zurlini. Si ritrovò a partecipare a diverse brutte pellicole e sceneggiati televisivi, fino al 1973, l’anno del definitivo addio alle scene. Da allora si parlò di lei solo per un tentato suicidio.
Ieri Eleonora Rossi Drago (pseudonimo altisonante per un nome troppo proletario come Palmina Omiccioli) è morta all’età di 82 anni, a Palermo, dove viveva da anni nella tenuta del nobile Domenico La Cavera.
La notizia è passata praticamente inosservata. Anche sul web la maggior parte delle notizie attingono da una scarna paginetta su Wikipedia (come del resto ho fatto io per risalire agli eventi della sua vita), però sorprende il fatto che ci siano un sacco di pagine straniere su di lei.
Chiudo con un clip-omaggio ad Eleonora Rossi Drago e a Valerio Zurlini, proprio tratto da “Estate violenta”.